Cloud Computing: Power, Costs & market trends

L’osservazione del mercato dei Cloud Provider e del mercato degli apparati server, networking e storage, fa riflettere sulla lungimiranza di alcune strategie.

La nota Legge di Moore : “Il numero dei transistor per chip raddoppia ogni 18 mesi”,

che corrisponde ad un aumento di circa il 60% in RAM e CPU dei nostri server, ci ha abituati alla obsolescenza dei nostri personal computer, come ai ridotti tempi di ammortamento degli apparati server.

L’industria delle CPU prima della rivoluzione della virtualizzazione spingeva ai limiti la frequenza di clock delle CPU, mentre ora si orienta sul parallelismo, sempre più sul multi-core.

La grande diffusione che il Cloud Computing pubblico (si intendono i grandi cloud provider), ha segnato e segna la nuova rivoluzione, il nuovo paradigma che trasforma il Capex in Opex riducendo le spese il tutto a vantaggio delle efficienze, dei tempi di sviluppo, delle ridondanze, delle affidabilità, etc, ha rivoluzionato e messo temporaneamente in crisi la grande industria dell’ HW (Dell, IBM, HP, Cisco – crisi che fu segnalata anche da Gartner) che hanno visto diminuire le vendite degli apparati, in quanto le PMI attente alle innovazioni ed alle spese di capitali, hanno preferito iniziare il loro business in maniera più elastica, al costo del consumo. Le grandi major continuavano a vendere, ma solo e soprattutto ai grandi datacenter. Si sono cosi trovate ad avere i magazzini pieni e chi prima chi dopo si sono orientati nel riutilizzo dell ‘HW per offrire loro stessi servizi Cloud.

Ricordiamo i grandi investimenti di IBM in vari datacenter destinati a servizi Cloud, i grandi centri di ricerca che son nati in vari parti del mondo proprio ed esclusivamente per il Cloud, ricordiamo HP che con Yahoo da diversi anni investe in progetti Cloud, addirittura HP è stata tra le prime con il CERN a lavorare a paradigmi molto vicini a quelli che sono poi diventati il Cloud Computing. Insomma il mercato ha segnato le scelte dei big, anche e soprattutto in termini di acquisizioni di realtà più piccole ma innovative, di Joint Venture e quant’altro abbiamo finora visto e registrato.

Ma cosa notiamo che non segue il mercato e che prima o poi potrà avere delle conseguenze, se non stiamo già vedendolo?

I Cloud Provider, la vendita dei servizi computazionali a consumo, dove non è mai esistita una unità di misura, uno standard di confronto, dove spesso sono i vari servizi che fanno la differenza piuttosto che la potenza dell’ HW, questi hanno i prezzi fissi delle loro istanze di server virtuali.

Se io voglio comprare un server fisico o lo voglio noleggiare da un classico service provider, questo mi fornisce generalmente l’ultima configurazione, la più moderna e quindi anche la più potente, mentre un Cloud Provider attualmente mi fornisce indicazioni di massima non troppo precise della potenza della mia macchina virtuale. Ovviamente il paragone è complesso da fare per mille motivi, ma occorre fare attenzione in quanto l’offerta di realizzazione di Cloud Private sia dal punto di vista OpenSource che dal punto di vista delle offerte proprietarie è sempre più competitiva.

Inoltre un Cloud Provider che nasce oggi con apparati nuovi ha sicuramente più potenza unitaria di un Amazon se paragoniamo lo stesso metro di misura di vendita di Amazon.

Gartner nelle ultime analisi rileva che la vendita dell’ HW sta riprendendosi, proprio perchè il surplus di offerta ne ha fatto abbassare i prezzi rispetto i costi dei Cloud Provider, nonostante le sempre maggior presenza di competitor del big AmazonWebServices.

Ma ormai la rivoluzione della virtualizzazione e del Cloud Computing non può essere arrestata e la trasformazione di tutto ciò che conoscevamo come amministrazione di datacenter, volgerà sempre più verso queste logiche, però il ritorno alla vendita dell’ HW farebbe intuire una evoluzione obbligatoria verso l’Hybrid Cloud.

Cioè quello che vedremo sarà un pò la vision di vmware (le Cloud Federate) o quella dei vari cloni di AWS (Eucalyptus), tante Cloud Pubbliche e Private legate da soluzioni Hybrid.

Ovviamente questo darà spazio e respiro ai datacenter specializzati solo nella co-location, nella continuità in banda, corrente e sicurezza perimetrale, in quanto cosi come era impensabile poter tenere in casa una infrastruttura complessa, a maggior ragione sarà impensabile potersi tenere in casa una infrastruttura di Private Cloud che deve garantire connettività continua con la Cloud Pubblica.

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